Chi era mai questo CC?, mi domandai. Una cosa era sicura: chiunque fosse, era uno infinitamente più furbo di me. Perché  aveva fatto quel che avrei potuto (e dovuto!)  fare io: si era comprato www.tivo.it, il dominio corrispondente al mio nome, per fare soldi con i sottodomini. 

A mia scusante sta il fatto che non avevo la minima idea di cosa fosse un sottodominio, né come lo si potesse impiegare per fare soldi.

A spiegarmelo fu lui (è la storia che ti ho appena raccontato): per riassumerla in due parole, per mio tramite, CC era in grado di vendere dei sottodomini a tutti coloro che volevano  un sito che finisse in “tivo.”. Col semplice ma geniale accorgimento di un piccolo punto prima di me.

Sbalordi.tivo!

Oltre che furbo, l’ideatore (e realizzatore!) di questa manovra si rivelo’ anche generoso: mi apri’ un ufficio, e mi riconobbe una percentuale per ogni sito terminante  in “tivo” che fossi riuscito a vendere.

Di punto in bianco, la mia vita  era cambiata: da anonimo acronimo, suffisso depresso, condannato a vagabondare da un rimario all’altro, ero diventato socio – pur se di minoranza - di un’impresa di sottodomini che fece rapidamente fortuna. 

Ma il mio signore e  padrone (è così che mi sento di chiamarlo, senza alcun intento celebra.tivo) non ha pensato solo a me, no: nella sua infinita bontà ha sistemato anche mia moglie,  Superla.tiva (per gli amici Tiva),  la mia ama.nte (che chiamo affettuosamente Nte), e poi mio cugino Pra.tico, detto Tico,  e sua moglie, un’ottima  pedia.tra (in famiglia la chiamiamo affettuosamente Tra).

I contatti tra noi e il nostro datore di lavoro avvenivano esclusivamente per via telematica. Fino al giorno in cui, con una mail, annunciò che sarebbe venuto a farci  visita, proprio qui.

Per l’occasione ci radunammo tutti: io, mia moglie Tiva, nostro figlio, il giovane  Rio, e i cugini Tico e Tra. 

Appena arrivato, la prima frase che il nostro signore ci rivolse dal vivo fu:

: “Ccà nisciuno è suffisso!”.

Noi acronimi ci siamo guardati: è napoletano! Ecco perchè e’ così creativo! in seguito avremmo saputo che era il proprietario dell’unico sito in cui napoli, la sua città, sembra navigare libera nel web, senza essere (apparentemente) imbrigliata da alcuna estensione né geografica né di altro tipo: il sito  napoli punto e basta.

“Come aveva fatto? – chiese Ivo. - L’estensione  punto it non avrebbe comunque potuto ottenerla, perché per legge ne sono titolari i comuni: ma un’altra estensione(net, org, com  o bizz che sia)un sito mi pare che   debba  avercela  per forza.”

“E infatti ce l’ha. Ma non si sente, e quasi non si vede. Per via di uno di quei “trucchetti”; di quelle idee geniali che hanno reso i napoletani famosi nel mondo.”

”E  dov’è il trucco?”

“E’ li.”

“Lì dove?”

“Sostantì, cerchiamo di capirci. Li: elle-i, senza accento. Il suffisso “li” è esattamente come l’ ”it” che si usa per i siti italiani, e che significa appunto it/alia. Per i siti belgi si usa “be”, (bel/gique), e lo stesso vale per le altre nazioni (fr per fr/ance, de per de/utschland, e così via). 

“Li” sono appunto le prime due lettere di “Liechtenstein.”: “li” è insomma  l’estensione di uno stato europeo poco esteso, ma pur sempre sovrano.

Il mio padrone si è limitato a registrare, in Liechtenstein, il dominio   “napo”,  e si è ritrovato  proprietario di www.napo.li.  Digitare per credere. Con questo stesso sistema si è procurato un sito che ha addirittura il suo nome di battesimo: Claudio. E’ andato a comprarsi infatti il sito”claud” nelle Indie Occidentali (estensione geografica: “io”). E così è venuto fuori www.claud.io.

 

continua ....

 

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